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Su quel promotorio nacque Tyndaris (il nome deriva da un epiteto dei Dioscuri, detti anche Tindaridi). Fu dotata di una popolazione reperita tra Messeni, Locresi ed Italioti, i quali si rivelarono attivissimi in ogni campo. Lo dimostrano i numerosi ritrovamenti archeologici: le fortificazioni sulle pendici, il Belvedere con i resti dell'Acropoli, le monete, i monili, le statue. I Messeni erano devotissimi ai Dioscuri Castore e Polluce e così i Locresi poichè li aiutarono nelle battaglie decisive. Nel corso di un lungo secolo Tyndaris servì fedelmente Siracusa come alleata. L'archeologia (e in particolare la numismatica) ci viene incontro per chiarire sia la posizione politica della città che la sua situazione economica: si praticava l'idolatria a favore dei Dioscuri, di Hermes, Artemide, Zeus, Apollo, Poseidon e Dioniso; esisteva un piccolo porto, si praticavano la pesca e la caccia, la coltivazione di cereali, di ulivi e della vite. Un manipolo di Tindaritani fu sempre presente nelle grandi battaglie condot da generali siracusani. Le più importanti furono le battaglie contro i Cartaginesi e i Mamertini. Le prime videro Tyndaris vincitrice a fianco di Siracusa e le assicurarono un nuovo confine ai danni di Abacaenum (393 a.C., Dionisio I contro Magone); le seconde, sempre come alleata di Siracusa, la videro schierata contro i Mamertini nella decisiva battaglia del Longano (232 a.C. Gerone contro Cione). Dopo il declino siracusano Tyndaris subì l'occupazione dei Cartaginesi che la depredarono di molte sue ricchezze (dopo la battaglia del Longano o dopo la cacciata dei Cartaginesi da Messana per opera dei Romani ?). Siamo nel III secolo a.C., nel pieno delle guerre puniche. L'intervento di Roma contro Cartagine fu ben accolto dai tindaritani che legarono subito saldi rapporti con la nuova potenza in ascesa. Da quel momento in poi Tyndaris restò sempre fedele alla città della Lupa. I guerrieri Tindaritani parteciparono alle guerre puniche ed anche alla battaglia portata da Scipione in Africa contro i Cartaginesi. ndaris fu degnamente ricompensata con donazioni e la restituzione della statua aurea di Mercurio, strappata alla stessa Tyndaris dai Cartaginesi in tempi antecedenti. Inoltre, la piccola colonia ebbe modo di mettersi in luce nella guerra civile fra Cesare e Pompeo. Alla fine della vicenda fu lo stesso Ottaviano ad onorarla chiamandola "Colonia Augusta Tyndaritanorum". I racconti degli storici si fermano agli inizi del I sec. d.C. Poi, in un periodo databile fra il 18 e il 77 d.C., una frana, un terremoto o un maremoto, e parte della città crollò. Sono state ritrovate iscrizioni che tributano onori a Traiano, Marco Aurelio Vero Antonino, Lucio Vero, Giulia Mammea (madre di Alessandro Severo). Tante sono ancora le testimonianze del passato sepolte sotto la tenera terra del promontorio. Nuovi scavi potrebbero regalarci reperti, notizie ed emozioni nuove. L'attuale Santuario del Tindari sorge sulla base dell'antica acropoli. In qualche vecchia foto da collezione si riesce ancora ad ammirare il Santuario nel suo tico aspetto e con il caratteristico portale. |
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