La lunga evoluzione della civiltà di queste genti ha potuto essere riconosciuta con grande evidenza, nelle sue diverse fasi, attraverso gli scavi archeologici svoltisi a partire dal 1948. Questi scavi hanno trovato condizioni eccezionalmente favorevoli grazie a un fenomeno particolarissimo a cui è soggetta lazona in cui essi si sono svolti e cioè al rapidissimo accrescimento del livello del terreno, dovuto al trasporto di polvere ad opera del vento che spazza i sovrastanti altipiani. Si è formato così, sull’alto della rocca del Castello e nella piana sottostante, un deposito archeologico, alto più di nove metri, che conserva, regolarmente stratificate le une sulle altre, le testimonianze di tutte le civiltà che nel corso dei millenni vi si sono succedute. Il Museo Eoliano raccoglie così una vasta serie di pezzi unici: più di 250 sono le maschere della commedia nuova creata da Menandro (342-290 a.C.). Vi si riconoscono quasi tutti i personaggi descritti in un catalogo pervenuto attraverso un’enciclopedia di età romana imperiale (Onomastikon di Giulio Polluce) in 5 classi: vecchi, giovani, schiavi, donne vecchie e donne giovani. E ancora: in tutti i tempi navi di passaggio che, sorprese dalla tempesta hanno cercato di mettersi al riparo, sono finite contro gli scogli insidiosi di Filicudi e Panarea. E’ nata così una raccolta di reperti di Archeologia Marina fra le più importanti del Mediterraneo, si tratta di una dozzina di relitti datati dall’età del bronzo (inizi del II millennio a.C. alla guerra navale franco-spagnola del 1675-76). |