La cultura di Capo Graziano si svolge attraverso tutta la prima metà del II millennio a.C. I contatti con l’Egeo forse non si sono mai interrotti, ma si intensificarono a partire dal 1550 circa a.C., quando in Grecia si è ormai affermata la civiltà micenea e le eleganti ceramiche dipinte da essa prodotte diventano una merce di esportazione apprezzatissima dalle popolazioni indigene dei nostri paesi. In tutti gli insediamenti di questa età delle Eolie sono stati trovati numerosi frammenti di questa ceramica. Essi attestano regolari commerci, che si svolgeranno ininterrotti per più di cinque secoli. Ma l’apporto di eccezionale interesse della civiltà micenea nell’isola di Lipari è la piccola stufa (tholos) termale di S. Calogero costruita ad imitazione delle grandi tombe principesche della stessa Micene. Alle popolazioni di stirpe eolica si sostituiscono intorno al 1430 a.C. nuove genti, provenienti invece dalle vicine coste della Sicilia, portatrici di una cultura del tutto nuova, che prende il nome dal grande villaggio del Capo Milazzese dell’isola di Panarea. Della stessa età sono gli insediamenti di Salina, mentre sul castello di Lipari le capanne si sovrappongono a quelle dell’età precedente, delle quali si conservano il tipo. Continuano intensi i rapporti con la Grecia micenea, a cui si aggiungono scambi con la penisola italiana (ceramica “appenninica”). Verso il 1270 a.C. nelle isole (o meglio nella sola Lipari, perchè le altre restano da questo momento deserte) si insediano genti ausonie, provenienti dalle coste campane, anch’esse ricordate dalle antiche leggende. Un’altro strato di distruzione sul Castello di Lipari attesta l’invasione da parte di altre genti forse di uguale origine, prima del 1100 a.C. |